Prendersi cura: il valore della palliazione anche contro il Coronavirus

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Il settimo convegno nazionale sulle Cure palliative, promosso dall’Ordine dei Medici Chirurghi della provincia di Ancona, è stato dedicato all’emergenza pandemica. “I medici hanno offerto il meglio di sé, anche trovando le parole giuste per pazienti e loro famiglie”, spiega il Presidente Borromei. Nel Decreto Rilancio è inserita la Scuola di specialità in Cure Palliative, “un primo passo, ma servono percorsi più ampi”.

Gli effetti drammatici della pandemia hanno rafforzato il valore del prendersi cura e quello delle terapie palliative, per le quali il principio della presa in carico dei pazienti più fragili e delle loro famiglie rappresenta un momento centrale.

Seguendo questo filo conduttore, l’Ordine dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri della provincia di Ancona, ha promosso il settimo Convegno nazionale sulle Cure Palliative, dal titolo “Le Cure palliative al tempo del Coronavirus”, che, svoltosi in modalità web conference, ha confermato le Marche come punto di riferimento sul territorio italiano nelle tematiche del fine vita. “In questo contesto così delicato, il sistema della palliazione, da sempre portato ad assistere i malati più gravi e le loro famiglie, ha svolto un ruolo determinante, contribuendo a creare una società più inclusiva”, ha spiegato il Presidente di Omceo Ancona Fulvio Borromei, responsabile scientifico dell’evento insieme al Consigliere Segretario Arcangela Guerrieri.

In collegamento video erano presenti anche il Presidente nazionale Fnomceo Filippo Anelli, il Direttore Generale degli Ospedali Riuniti di Ancona Michele Caporossi, il Vice preside della Facoltà di Medicina Univpm Mauro Silvestrini, oltre che i relatori Filippo Canzani, Medico Palliativista presso Azienda USL Toscana Centro, Firenze e Cosimo De Chirico, Direttore Unità Cure Palliative ULSS 4 Veneto Orientale.

Nel corso dell’incontro il Presidente di Fnomceo Filippo Anelli ha reso noto che nel Decreto Rilancio del Governo è prevista l’istituzione di una scuola di specialità in Cure Palliative, un provvedimento “senza dubbio importante – ha detto il presidente Borromei – ma occorre andare oltre la stessa specialità, organizzando incontri formativi che possano fare della palliazione un patrimonio condiviso della classe medica e degli operatori della sanità”. Sullo stesso piano il Consigliere segretario Arcangela Guerrieri “Bene questo primo passo, ma le Cure palliative dovrebbero far parte di un percorso sanitario universitario, ad ogni medico va data la possibilità di contare su una preparazione adeguata in questo campo”.

In tempo di Covid, dice Borromei, la mentalità palliativa ha consentito ai medici di adeguarsi meglio alle nuove forme di assistenza ai cittadini: “Le Cure palliative rappresentano un terreno strategico per i medici, recuperano principi essenziali come l’accompagnare, il comunicare e sono costitutive di quella rivoluzione etica, professionale, che invochiamo da tempo”.

Il settimo Convegno è stato inoltre utile a ribadire un concetto già espresso negli appuntamenti precedenti: il valore della multidisciplinarità nella palliazione “grazie  alla quale si ottengono risultati migliori. Bisogna procedere insieme. I cittadini si sono ammalati, sono rimasti isolati dagli affetti ed è in questo quadro complesso che i medici e il personale sanitario hanno offerto il meglio di sé, prodigandosi per salvare vite umane ma anche per essere portatori di parole alle famiglie”.

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