Una nuova stagione diversa dalle altre

Da Medici&Medici #2, luglio 2025
In un mondo in cui si verificano cambiamenti veloci in ogni settore, come può la sanità italiana contestualizzarsi e non perdere quei dettami etici ed universalistici ed inclusivi che l’hanno caratterizzata fino ad ora?
Anche dopo i forti contraccolpi di una aziendalizzazione che a mio avviso ha portato più distorsioni che miglioramenti.
Contemporaneamente come dovrebbero lavorarci i professionisti sanitari? I medici quale ruolo avranno? La loro professionalità in che modo sarà contestualizzata in un sistema che ha più esigenze? Sono domande che una classe professionale come quella medica che ritiene di essere ancora una classe intellettuale deve porsi.
Ritengo che il sistema di aziendalizzazione debba confrontarsi con una mission molto diversa da quella con cui intendiamo un’azienda, dove si tengono in debito conto le specifiche professionali del medico ed il suo obiettivo principale che è quello della salute del cittadino, del suo paziente.
Tutto si deve armonizzare su questo obiettivo.
La responsabilità clinica devi far capo a lui, il medico, e tutte le altre responsabilità si devono armonizzare e convergere su questo punto. Non sono produttive né appropriate le tante linee parallele che non convergono mai.
Il cittadino ha bisogno di chiarezza nell’interesse della sua salute, non di un politicamente corretto che a breve non troverà più posto in un mondo che purtroppo si radicalizza sempre più su interessi particolari diversi dagli interessi di una res pubblica. Deve risorgere una vera politica sanitaria che tenga conto di tutte le peculiarità professionali miranti la vera salute del cittadino.
Tutto deve essere ben distinto a partire dalla formazione. Le mescolanze quando estremizzate inficiano anche la formazione perché ne impediscono l’approfondimento.
Per affrontare questa nuova stagione tutte le apicalità devono interrogarsi e prepararsi al futuro imminentissimo. I docenti di ogni livello dovranno cimentarsi con un modo nuovo di insegnare dove il nuovo si fonde con la tradizione dando un prodotto finale diverso, nel quale devono trovarsi la filosofia della scienza, la filosofia della tecnologia che insieme all’etica e alla deontologia professionale portino a regole stringenti appropriate moderne ma che rispettino l’uomo nella sua massima espressione.
Allo stesso livello dovrebbero essere i manager, i quali dovrebbero avere un habitat dirigenziale idoneo e facilitante il raggiungimento di questo obiettivo.
Nel terminare queste mie brevi riflessioni invito tutti i medici ad interrogarsi e riflettere sul futuro della professione. Questo lavoro intellettuale, professionale lo dobbiamo fare noi al nostro interno. Questa è una nostra responsabilità.
Dobbiamo sapere chi siamo e cosa vogliamo: solo in questo modo con una identità ritrovata possiamo confrontarci con tutte le parti in campo e pretendere quanto dovuto.
Fulvio Borromei, Presidente OMCEO Ancona