Cerchiamo di riprendere le fila

Da Medici&Medici #2, luglio 2023
iniziamo ad interrogarci sui lasciti della pandemia e sul futuro del SSN, anche alla luce del PNRR e delle perduranti carenze di risorse economiche correnti.
I vari governi devono decidere definitivamente, lasciando da parte gli slogan, quale progetto sostenere: quello della sanità pubblica e se sì, quali sono i livelli di assistenza che non si possono derogare, ne vale la tutela della salute dei cittadini.
Ritornano i temi: finanziamento e sostenibilità; equità e funzione del servizio pubblico; politiche di gestione delle risorse umane. Questi sono i punti nodali sui quali da tempo si discute.
Oggi voglio soffermarmi sul terzo punto che riguarda le RISORSE UMANE. Mi chiedo, quale progetto, quale programma di gestione è stato predisposto per i medici? Chi sono questi sconosciuti? Quelli che sono morti per contrastare la pandemia? Sì, sono stati anche questo. Se volessimo onorare la loro storia e proiettarla verso il futuro, innanzitutto li dovremmo far lavorare, esercitare al meglio la loro professione, comprendere la loro psicologia, il loro stato d’animo, sostenere i loro progetti etici-professionali, curare la loro formazione, che può essere tale se si sviluppano percorsi premianti, incentivanti a tutela di quell’humus professionale che caratterizza il Medico.
Tutto ciò passa anche attraverso un’acquisizione di personale medico che si prepara ad applicare le proprie abilità a vantaggio dei loro pazienti non come robot ma come degli umani. Il PNRR non affronta il tema del personale e si è visto con la pandemia come la carenza di questo ha comportato gravi problematiche. Il personale incide di media per quasi la metà su un bilancio aziendale e ciò prova la centralità del personale per l’efficienza del sistema stesso. si è stati costretti ad inserire nel lavoro produttivo gli specializzandi distogliendoli da uno studio formativo e trasferire questa loro formazione sul campo operativo che può essere tale solo se affiancati da tutor preparati. Tutor che a loro volta dovrebbero essere allenati a svolgere questo lavoro ma come possono esercitarlo se la loro giornata è intrisa di compiti impropri e il tempo clinico a loro disposizione si riduce sempre di più? Questo passaggio vitale per la professione non è compreso e non si lavora per risolverlo.
Altro tema a mio avviso da affrontare è quello della retribuzione che oltre a quella di base dovrebbe implementarsi con una retribuzione di risultato, con l’obiettivo di valorizzare, premiare e incoraggiare l’impegno e lo sviluppo delle capacità. come pure possono essere premiali ed incentivanti la partecipazione a corsi di alta formazione e/o stage su proposta aziendale per il medico che si impegna.
Queste mie brevi vogliono rappresentare una preoccupazione perché un tema nodale come la questione medica non si affronta con sufficiente competenza, e con una inadeguata visione politico-professionale. Ciò porterà alla scomparsa di questo medico che è stato il fulcro della Sanità Pubblica con i caratteri di una Medicina che definirei Mediterranea, la sola capace, a mio avviso, di prendersi cura della persona.
Fulvio Borromei, presidente OMCEO Ancona